La riforma delle Politiche sulle Droghe è un problema di sviluppo

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La riforma delle Politiche sulle Droghe è un problema di sviluppo: non possiamo raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile se non si conclude la “guerra alla droga”.

Contesto

Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) definiscono un piano d’azione che darà forma al consueto programma di sviluppo per i prossimi 15 anni[1]. E’ quindi essenziale che la risposta globale al consumo, alla produzione e alla fornitura di droga si allinei e contribuisca alla realizzazione degli Obiettivi del Millennio – e che la comunità che si occuperà di tale sviluppo presti maggiore attenzione al ruolo della politica sulle droghe in tale Agenda. L’attuale approccio alle politiche globali sulle droghe, dominata da una rigorosa proibizione e criminalizzazione della coltivazione di droga, produzione, commercio, possesso e uso, non solo ha fallito nei suoi obiettivi: sta anche minando gli sforzi per affrontare la povertà, migliorare l’accesso alla sanità, proteggere l’ambiente, ridurre la violenza e difendere i diritti umani di alcune delle comunità più emarginate al mondo[2]. Di seguito, abbiamo descritto alcuni dei modi in cui gli sforzi compiuti per il controllo della droga hanno un impatto sullo sviluppo. Di seguito, si evidenziano alcune raccomandazioni chiave per la sessione speciale dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite (UNGASS) sulle droghe a New York, il 19-21 aprile 2016.

  • Le attuali politiche sulle droghe non riescono ad affrontare alla radice le cause socio-economiche del cosiddetto “problema mondiale della droga” (inclusa la povertà, la disuguaglianza, la discriminazione e l’emarginazione sociale e culturale) e – in molti casi – li aggrava.
  • I programmi di eradicazione delle colture e di sviluppo alternativo, in particolare quelli che pongono come condizione l’eliminazione delle colture, hanno ampie e negative ripercussioni per la produzione di coltivazioni per le comunità, tra cui l’accrescimento della povertà e l’insicurezza alimentare attraverso la distruzione dei mezzi rurali di sussistenza; provocano conseguenze sanitarie negative; danni a fiumi e falde acquifere sulle quali i coltivatori e le loro comunità si basano per sopravvivere. Gli impatti ambientali negativi includono anche la distruzione della biodiversità, il degrado ambientale e la deforestazione attraverso l’espansione delle frontiere agricole (il cosiddetto “effetto palloncino”).
  • L’assenza di servizi di riduzione del danno conduce a effetti negativi sulla salute. Tra di essi sono incluse le infezioni da HIV ed epatiti, prevenibili e associate al consumo di stupefacenti per via parenterale, così come i decessi per overdose. Anche laddove i servizi esistono, la criminalizzazione delle persone che usano droghe agisce da barriera considerevole per chi accede all’assistenza sanitaria.
  • L’applicazione eccessivamente rigorosa delle convenzioni internazionali per il controllo delle droghe, al fine di prevenire la diversione di farmaci ai mercati illeciti, si traduce in notevoli vincoli in materia di accesso ai farmaci essenziali – come gli oppiacei per alleviare il dolore – in particolare nei paesi a basso e medio reddito.
  • Gli sforzi per controllare il commercio delle droghe illecite alimentano insicurezza e conflitti. La competizione per il controllo del commercio illecito è spesso violenta, con un impatto considerevole sui tassi di omicidi e altre forme di insicurezza. Le risposte delle autorità che usano la mano pesante – o la militarizzazione – finiscono per alimentare la violenza. In determinate zone di conflitto, il commercio viene utilizzato per finanziare gruppi armati, esacerbandone durata e intensità.
  • Gli enormi profitti del mercato illegale della droga portano alla corruzione o alla collusione dei servizi dedicati alla sicurezza, di quelli giudiziari, politici e addirittura di tutto il processo elettorale. Questo mina i servizi per la sicurezza e la giustizia delle persone, al pari dell’efficacia e della responsabilità delle istituzioni di governo. Ciò non solo ostacola lo sviluppo, ma è in grado di influenzare anche la fragilità dello Stato e – a lungo termine – aumenta i rischi di conflitto.
  • L’impatto negativo delle politiche di controllo sulle droghe, in particolare le sentenze sproporzionate per reati minori e l’eradicazione forzata delle colture, influenzano in maniera sproporzionata le donne che, nei mercati della droga, sono comunemente impiegate a un livello molto basso.

Raccomandazioni per UNGASS

Accogliamo con favore l’inserimento di un pilastro centrato sullo sviluppo nel documento finale verso UNGASS. Tuttavia, è fondamentale che la sessione dell’Assemblea generale dell’ONU (UNGASS) sulle droghe (che si terrà a New York il 19-21 aprile 2016) affronti i collegamenti basilari tra le politiche sulle droghe e lo sviluppo sostenibile. Includendo le seguenti raccomandazioni nel documento finale di UNGASS, i governi possono garantire che le politiche sulle droghe contribuiscano positivamente alla pace, allo sviluppo e al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

  • Ben venga l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, sottolineando che le politiche di controllo della droga non devono pregiudicare il conseguimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG).
  • Riconoscere il paradigma della corrente guerra alla droga come uno dei principali ostacoli al raggiungimento di molti degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, e mettere tutte le opzioni politiche alternative sul tavolo di UNGASS per considerare appieno come questi potrebbero facilitare il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG).
  • Dare agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) un ruolo centrale nello sviluppo e nell’attuazione di tutte le misure di controllo della droga. Promuovere attivamente “lo sviluppo sensibile” delle politiche sulle droghe, annullare le iniziative che hanno un’incidenza negativa sullo sviluppo e dare priorità a quelle che contribuiscono a migliorare lo sviluppo economico sostenibile, i mezzi di sussistenza certi, la sicurezza alimentare, il rafforzamento delle istituzioni locali, il miglioramento delle infrastrutture, l’accesso ai mercati, la parità di genere, la consultazione e la partecipazione delle comunità locali, nel quadro delle politiche di sviluppo e dei piani d’azione nazionali.
  • Stabilire un gruppo di esperti per condurre un esame approfondito e regolare delle aree in cui le politiche sulle droghe hanno impattato positivamente o negativamente il processo per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, e proporre misure concrete per aumentare la coerenza tra i meccanismi delle politiche sulle droghe e lo sviluppo, all’interno del sistema delle Nazioni Unite, tra cui una maggiore supervisione delle agenzie competenti nel campo dello sviluppo.
  • Sviluppare nuove metriche e indicatori nella sfera delle politiche sulle droghe allineati con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e nuove linee guida che si riflettono sulle basi socio-economiche coinvolte nel traffico di droga.
  • Affrontare le conseguenze ambientali dell’eradicazione forzata delle colture, e il passaggio delle coltivazioni illecite in aree ecologicamente importanti proprio per evitare il ricorso all’eradicazione forzata e porre fine a questa pratica, in linea con gli sforzi necessari a soddisfare il 15° degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile;
  • Prendere misure attive per ridurre le risposte pesanti e militarizzate e sviluppare risposte politiche creative per ridurre la violenza associata al traffico di droga, mentre aumenta la consapevolezza del suo impatto sulla promozione di società pacifiche, in linea con gli sforzi per soddisfare il 16° degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.
  • Approvare le misure di riduzione del danno e i trattamenti farmacologici basati sulle evidenze, così come la prevenzione dell’HIV, la cura e il trattamento, obblighi fondamentali degli Stati membri in virtù del diritto alla salute, ed estendere l’accesso a questi servizi in linea con gli sforzi per soddisfare il 3° degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, e in particolare i target 3.3 e 3.5.
  • Garantire l’accesso ai farmaci controllati, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, attraverso quadri legislativi e normativi nazionali che favoriscano l’accesso ai farmaci essenziali, in linea con gli sforzi per soddisfare il 3° degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, e in particolare il target 3.8.
  • Sviluppare e adottare misure alternative alla condanna o alla punizione per reati connessi alle droghe commessi da un minore o di natura non violenta. Supporto alla depenalizzazione e alternative alla carcerazione per le persone che fanno uso di droghe, piccoli produttori e affrontare le sentenze sproporzionate per reati di droga, tenendo conto in particolare delle esigenze delle donne e di altri gruppi emarginati, in linea con il 5° e il 10° degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Queste raccomandazioni sono ratificate dalle seguenti organizzazioni:

Health Poverty Action – International Alert – Saferworld – International HIV/AIDS Alliance – International Drug Policy Consortium – Transform Drug Policy Foundation – International Doctors for Healthier Drug Policies – Advocates for International Development – WDP

[1] Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG o Sustainable Development Goals) sono un insieme di obiettivi pensati per il futuro dello sviluppo internazionale. L’Assemblea Generale dell’ONU li ha approvati il 25 settembre 2015, inquadrati nell’Agenda globale per lo sviluppo post-2015 rappresentano la sfida più ambiziosa per la comunità internazionale per i prossimi 15 anni. Gli obiettivi di sviluppo sostenibile hanno sostituito gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDG), scaduti alla fine del 2015, e sono validi per il periodo 2015-2030. Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) sono 15 obiettivi principali e sono a loro volta suddivisi in 169 traguardi specifici.
Vedi: https://sustainabledevelopment.un.org/
[2] Schleifer, R et al. Addressing the development dimensions of drug policy. New York: United Nations Development Program, 2015