Tasp – Il trattamento come prevenzione all’Hiv/Aids

L’attuazione di serie politiche di promozione della salute è indubbiamente fondata su evidenze scientifiche. Le strategie di prevenzione devono fare i conti con la complessità della materia, cioè con l’esistenza di molteplici strumenti uniformemente efficaci da cui discende l’esigenza e la difficoltà del riuscire ad adeguarli al contesto e alle situazioni: solo un coevo e attento utilizzo garantisce di massimizzare il livello di protezione cui si può giungere.

In tal senso, tra i vari strumenti nella prevenzione della trasmissione da Hiv, il trattamento stesso costituisce uno strumento di prevenzione suffragato ormai da solide evidenze scientifiche. La Tasp, acronimo di treatment as prevention, trattamento come prevenzione, diventa uno degli strumenti utili ad innalzare un’ancor più solida barriera contro le infezioni da Hiv, semplicemente seguendo in maniera opportuna la terapia antiretrovirale prescritta e contribuendo ad aggiungere un utile strumento a quelli già in uso da tempo.

Prima di procedere, chiariamo subito due questioni fondamentali:

  1. L’Hiv è un virus che si trasmette prevalentemente per via sessuale e dunque riguarda chiunque abbia una vita sessuale attiva, ma è sufficiente rispettare poche e semplici regole per proteggersi dall’infezione (ovviamente, anche lo scambio di materiale infetto per l’uso di sostanze è causa di infezione; qui si vuole porre l’accento sul fatto che l’Hiv, da infezione che riguardava principalmente determinate condotte sessuali e l’uso di sostanze quasi in prevalenza per via iniettiva, oggi è diventata un’infezione che colpisce – nella maggioranza dei casi – persone eterosessuali).
  2. L’infezione da Hiv, opportunamente trattata, è oggi considerata un’infezione cronica che lascia spazio a progetti di vita personali, lavorativi e familiari, compreso quello di diventare genitori e avere figli sani.

La barriera più ostica e insidiosa che “separa” le persone sieropositive da quelle che non lo sono, è certamente la paura del contagio durante un rapporto sessuale, una paura che spesso deve fare i conti con l’ignoranza e i pregiudizi e che a volte si trasforma in discriminazione.

In tal senso, la Tasp, prima ancora di ridurre le barriere esistenti in una relazione asimmetrica (cosiddetta perché uno dei partner è sieropositivo), diventa uno strumento utile a combattere lo stigma nei confronti delle persone Hiv+.

Del resto, come affermato a fine luglio nella Community Paris Declaration, lanciata al termine della Conferenza IAS 2017 e  volta ad affermare i diritti delle KAP (Key Affected Population), le popolazioni-chiave colpite dall’infezione: “L’Hiv/Aids non avrà termine finché le popolazioni- chiave saranno criminalizzate, discriminate, respinte, arrestate, imprigionate e uccise. Occorre dunque battersi, affinché i diritti delle KAP siano attuati e rispettati da tutte le organizzazioni e i governi, globali, regionali o nazionali”.

“Noi possiamo”, la campagna della Lila

La campagna della Lila sulla Tasp “Noi possiamo” fa eco alla campagna internazionale “U=U, Undetectable=Untrasmittable”, ossia “non rilevabile=non trasmissibile”, lanciata dalla rete Prevention Access Campaign e a cui la stessa Lila aderisce.

L’intento è quello di far conoscere un concetto ormai acquisito e fondato su seri dati scientifici, come quelli derivanti dallo studio “Attività sessuale senza condom e rischio di trasmissione dell’Hiv in coppie sierodifferenti nelle quali il partner sieropositivo sta usando una terapia antiretrovirale soppressiva“. Lo studio è giunto infatti alle seguenti conclusioni:

“Tra  coppie eterosessuali e MSM sierodifferenti in cui il partner HIV-positivo usava una terapia antiretrovirale ART soppressiva e che hanno riferito di fare sesso senza condom, durante il follow-up mediano di 1,3 anni per coppia, non vi erano casi documentati di trasmissione dell’HIV” .

Inoltre, da settembre 2017, il CDC degli Stati Uniti conferma che “le persone che giornalmente seguono la terapia antiretrovirale prescritta, raggiungono e mantengono una carica virale non rilevabile ed effettivamente non presentano rischi di trasmettere il virus a partner sieronegativi”.

L’intento della campagna “Noi possiamo” secondo la Lila è:

“far conoscere gli straordinari effetti che le terapie antiretrovirali stanno producendo: mantenere la viremia di chi è in trattamento ART sotto il livello di rilevabilità migliora la salute e la qualità della vita delle persone con HIV, impedendo la trasmissione del virus ad altre persone”