Lettera al Dott. Rusconi

Egregio Dott. Rusconi,

siamo una Rete di operatori sociali con diverse professionalità e lavoriamo nel settore delle dipendenze e dell’uso di droghe, chi facendo prevenzione e chi riduzione del danno. Molti di noi lavorano anche in progetti nelle scuole, sia con gli studenti sia con gli adulti.

Ci permettiamo di rivolgerci pubblicamente a Lei, in quanto preside e vice-presidente di un’associazione che rappresenta i Dirigenti Scolastici. Nella sua intervista al quotidiano “Il Messaggero” in data 20/11/2017 abbiamo letto le parole di una persona fortemente responsabile e consapevole del proprio ruolo che si trova a confrontarsi con un fenomeno sociale complesso quale il consumo di sostanze stupefacenti, che però chiede alla Polizia e ai Carabinieri puntuali interventi di repressione nelle scuole. Nel nostro lavoro incontriamo ogni giorno persone che usano sostanze legali e illegali. Sappiamo quanto la relazione e la fiducia siano gli strumenti più potenti che abbiamo noi adulti, non tanto per fare “battaglie contro la droga” quanto per promuovere il benessere e favorire la crescita degli adolescenti il cui futuro è sempre più minacciato: sostanzialmente questo è il nostro lavoro. Siamo certi che in questo abbiamo molti punti in comune con il vostro lavoro.

Leggendo la richiesta di un intervento delle Forze dell’Ordine con cani antidroga, abbiamo avvertito un segnale di emergenza, riconoscendo la grande difficoltà in cui si trovano gli adulti – a scuola come a casa – di fronte al fenomeno dell’uso di sostanze dei ragazzi. Ci creda Dott. Rusconi. Conosciamo bene il fenomeno con il quale Presidi e Docenti di tutta Italia si confrontano quotidianamente, ma sappiamo per esperienza professionale che la sola repressione non porta a una relazione educativa fra il mondo adulto e quello giovanile. Al contrario, spesso rompe i legami e impedisce la comunicazione che è, nelle relazioni, ingrediente fondamentale alla crescita. I ragazzi si sentono violati, non colgono il messaggio e non vedono la difficoltà dei professori e dei Dirigenti Scolastici. Semplicemente smettono di ascoltarli.

Educazione è una parola immensa e ricca di valore. Voi Dirigenti e i vostri colleghi Docenti siete, come e più di noi, a contatto ogni giorno con ragazzi che sono – è bene non dimenticarlo – figli della nostra epoca. È questa la differenza fra voi e chi li giudica e li colpevolizza per professione, in TV o sulla stampa nazionale: voi, come noi, li conoscete e potete parlarci. Ci appartengono questi giovani. E se ci appartengono e crediamo nel nostro ruolo educativo non possiamo che dargli parola e ascoltarli, andargli incontro e aspettarli, accompagnarli e porgli problemi. Non possiamo che accoglierli e crescere assieme a loro.

Dott. Rusconi, davvero la scuola è sofferente al punto di abdicare al proprio ruolo educativo e aver bisogno di poliziotti che frugano negli zaini? Davvero pensiamo che giocare coi ragazzi a “Guardia e Ladri” sia un’opera educativa? Davvero vogliamo correre il rischio che i ragazzi trovino in questo gioco la conferma di quanto sono furbi loro e invece gli adulti maledettamente incapaci di ascoltarli? Davvero vogliamo scavare il solco che divide le generazioni?

Sì, viviamo un’epoca di conflitto, ma non aumentiamone la portata. Le nostre competenze di operatori sociali esperti sono disponibili; i nostri progetti e i nostri servizi sono pubblici come pubblica è la scuola. Abbiamo sentito parlare, a proposito dei fatti del Liceo Virgilio, di alleanza educativa: ecco, noi ci siamo. Inviti i Dirigenti che la sua associazione rappresenta a cercare nei propri territori gli operatori sociali esperti di consumi giovanili, per affrontare assieme il fenomeno e interrompere la spirale che vede giovani e adulti su fronti contrapposti. Il problema c’è e noi abbiamo esperienza per affrontarlo. Lavoriamo con i suoi colleghi in tutta Italia e abbiamo esperienze virtuose che meritano di essere l’esempio che in questo momento serve.

La preghiamo, Dott. Rusconi. Non facciamo della scuola un terreno di frontiera, con le perquisizioni e gli arresti in cortile. Ecco, non facciamo della scuola una dogana con controlli e cani. Il presidio del territorio e le indagini delle Forze dell’Ordine ci saranno, a prescindere dal suo invito. Agli adulti della scuola spetta il compito di costruire e tenere viva la relazione di fiducia coi propri studenti. Non è un invito a coprire le malefatte, ma a recuperare il ruolo educativo e di formazione che la scuola a fatica porta avanti.

Ci creda: l’uso e l’abuso di droghe fra i ragazzi è un fenomeno sociale che la sola repressione non esaurisce. Accolga queste parole come l’invito di chi conosce bene i giovani e il loro rapporto, anche problematico, con le sostanze stupefacenti, ed è disposto a un confronto che aiuti a cercare una strategia e un’alleanza per governare un fenomeno complesso. Ragioniamo assieme per crescere tutti in questa crisi.

Per cominciare, se vuole, ci risponda per un confronto di persona.

Noi ci siamo.

Gli operatori e le operatrici di ITARDD-Rete Italiana per la Riduzione del Danno

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