Le droghe e la darknet

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La darknet , letteralmente rete oscura è quella parte del web nascosta ai normali motori di ricerca e accessibile con uno specifico software (Tor). Sebbene ai più paia che attraverso i più conosciuti motori di ricerca sia possibile consultare tutto o quasi ciò che è conosciuto, in realtà, la quota di informazioni indicizzate da tali motori di ricerca non raggiunge nemmeno il 5% delle informazioni disponibili sul web.

E’ proprio da questa considerazione che nasce l’occasione per le merci illegali di essere pubblicizzate e vendute senza tuttavia poter essere “viste” da chiunque ma solo da chi ne effettua una specifica ricerca.

L’iniziale imbarazzo delle forze dell’ordine rispetto al dilagare dei mercati illegali nella darknet ha presto lasciato il campo all’utilizzo di specifiche strategie tese a scoprire e perseguire venditori e acquirenti. Benché vengano usati strumenti atti a garantire l’anonimato in rete, va riconosciuto – e questo è il punto di forza usato anche dalle forze dell’ordine – che in realtà il perfetto anonimato in rete non esiste mentre è possibile attuare tecniche sempre più complesse e sofisticate per evitare di lasciare tracce delle transazioni eseguite per l’acquisto di merce illegale, dai servizi di anonimizzazione a quelli di criptaggio fino all’uso delle cripto-monete come il famoso Bit-Coin.

Da gennaio 2013, data di inizio dell’attività del primo e forse più famoso mercato illegale, Silk Road, chiuso dieci mesi dopo, ad ottobre, dall’FBI, si è stimato siano sorti almeno altri 100 mercati simili la cui attività è durata un tempo relativamente breve (va considerato che l’accesso virtualmente è a livello mondiale e che tali “negozi” sono aperti 24 ore al giorno). AlphaBay e Hansa Market sono stati interdetti a luglio 2017 con un’azione di polizia mondiale coordinata da Europol . AlphaBay si stima abbia realizzato transazioni per un miliardo di dollari dall’inizio della sua attività nel 2014 e al momento del blocco vantava 200mila utenti e 40mila inserzionisti. Uno degli utenti responsabili, un 26enne canadese, arrestato in Thailandia si è suicidato in circostanze poco chiare: aveva messo da parte tre milioni di dollari, comprato auto e terreni.

Oggi pare rimangano attivi circa 14 siti di questo tipo, una volta gestiti quasi esclusivamente da pochi individui, ben presto hanno lasciato il campo a vere e proprie organizzazioni criminali. La complessità dell’azione delle forze dell’ordine è condizionata anche dal dinamismo con cui tali piattaforme per la vendita di merci illegali si avvicendano, mutando le proprie caratteristiche operative, come l’ubicazione fisica dei server.

Martedì 28 novembre, l’ufficio della polizia europea (Europol) e il Centro Europeo di monitoraggio su droghe e dipendenze (EMCDDA) hanno presentato a Lisbona un rapporto sulla situazione del commercio di droghe sulla darknet in Europa.

Il commercio di droghe rappresenta i 2/3 di tutti i traffici illegali sulla darknet e costituisce un business da circa 80 milioni di euro. A seguire troviamo il commercio di armi, documenti falsi ma anche sostanze chimiche tra le più disparate tra cui i precursori di varie droghe “comuni”, perlomeno da quando anche tali sostanze sono passate al monitoraggio da parte delle forze dell’ordine mondiali. Seguono merci di ogni tipo quasi sempre vietate, malware programmabili o codificati su misura, dati sottratti relativi a carte di credito e ad account violati.

Le nazioni considerate nel report sono quelle appartenenti all’UE cui sono state aggiunte Norvegia e Turchia che si stima realizzino il 46% del volume totale delle vendite mondiali di droga sulla darknet; ma sono Germania, Gran Bretagna e Olanda i tre paesi che in 4 anni (tra fine 2011 e inizio 2016) hanno monopolizzato le vendite in Europa con oltre l’80% del totale e un fatturato pari a 65 milioni di euro contro i 15 degli altri paesi.

Le sostanze acquistate sono le più disparate e vanno da quelle classiche come eroina, cocaina e cannabis agli oppiacei sintetici come il Fentanyl, alle anfetamine e alle metamfetamine. L’MDMA pare sia la sostanza maggiormente venduta. Da un lato i compratori campione, uomini che già utilizzano droghe, professionisti o comunque dotati di un impiego di medio livello, spesso con un’istruzione universitaria ed età compresa tra i 21 e i 35 anni, pare che acquistino le sostanze sia per reperirle direttamente nei paesi produttori (come è il caso dell’MDMA per l’Olanda) sia pensando di aver accesso a una migliore qualità della merce, così come pubblicizzato dai venditori che nelle inserzioni ne indicano sempre la purezza. Quest’ultima caratteristica è spesso una chimera, dal momento che le analisi realizzate in merito ai sequestri (soprattutto di cocaina) indichino una qualità tutt’altro che eccellente e non in linea con le “promesse” dei venditori.