Perché la Riduzione del danno è un elemento cruciale per combattere l’infezione da Hiv

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By Fionnuala Murphy

All’inizio di questo autunno, un team internazionale di ricercatori ha lanciato un agghiacciante avvertimento sullo stato dell’epidemia mondiale di HIV tra le persone che fanno uso di droghe. In due articoli di ricerca molto attesi, pubblicati su Lancet, sono state mostrate le prove secondo cui non solo le dimensioni di questa epidemia sono peggiori di quanto pensassimo, ma che la maggior parte dei paesi non riesce a fornire le pratiche di base della riduzione del danno, come la distribuzione e lo scambio di aghi e siringhe e le terapie sostitutive con oppiacei, elementi cruciali per arrestarne la diffusione.

Alla luce dei dati pubblicati, i leader mondiali e le agenzie internazionali incaricate di fornire una risposta all’HIV devono riconoscere che non è possibile continuare come al solito. È tempo di sollecitare i governi a rivedere l’approccio alla politica sulle droghe e investire nella riduzione del danno.

All’Harm Reduction International monitoriamo la situazione globale della riduzione del danno dal 2006, ma i nuovi dati emersi ci hanno sorpreso e allarmato. La prima ricerca (riferita al primo dei due articoli pubblicati), mostra come solo l’uno per cento delle persone che al mondo si iniettano droghe vive in paesi con un’ampia disponibilità delle due misure salvavita di riduzione del danno. Solamente un 16% ha accesso alla terapia sostitutiva con oppiacei o a farmaci prescritti per la dipendenza da oppiacei, misure che hanno dimostrato di ridurre significativamente la trasmissione dell’HIV e dell’epatite.

Nel frattempo, a livello globale i programmi di riduzione del danno forniscono solo un terzo del numero di aghi e siringhe sterili che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene necessari. L’incapacità di investire in misure efficaci di riduzione del danno ha avuto un effetto devastante. I nuovi dati suggeriscono che l’ONU ha notevolmente sottostimato la portata dell’epidemia: il numero di persone che si iniettano droghe e che vivono con l’HIV potrebbe raggiungere i 2,8 milioni in tutto il mondo, un enorme balzo in avanti rispetto agli 1,6 milioni attualmente stimati dalle agenzie delle Nazioni Unite.

Anche se in parte questa discrepanza può essere il risultato di metodi di ricerca diversi, questa ulteriore stima dovrebbe comunque far suonare un campanello d’allarme.

Fornendo un’istantanea a livello globale delle esperienze delle persone che fanno uso di droghe, questi studi suggeriscono anche le ragioni delle carenze della risposta mondiale all’HIV. Ad esempio, la seconda delle due ricerche stima come uno sconcertante 57,9% ha avuto una storia di incarcerazione, a riprova del fatto che sono ancora troppi i paesi in cui si riescono a trovare costantemente i soldi per i raid della polizia e le prigioni mentre i servizi di riduzione del danno non sono finanziati. I governi continuano a concentrarsi sul controllo della droga nonostante le prove indichino che la “guerra alla droga” rappresenti una calamità per la salute pubblica.

La nostra campagna 10 by 20 offre un percorso più onesto. Stiamo esortando i governi a reindirizzare il 10% delle ampie risorse che attualmente spendono per il controllo delle droghe alla riduzione del danno entro il 2020. In questo momento, al mondo si spendono 100 miliardi di dollari l’anno per l’applicazione della legge sulle droghe – e secondo le ricerche che abbiamo fatto in collaborazione con il Burnet Institute – spendendo solo il 7,5% di tale importo per la riduzione del danno, praticamente si potrebbe porre fine all’epidemia mondiale di HIV tra le persone che si iniettano droghe.

Inoltre, i benefici non sono limitati solo all’HIV: programmi di riduzione del danno efficaci potrebbero consentire ai governi di controllare anche i tassi a spirale dell’epatite, prevenire molte delle overdose mortali che in termini di vere e proprie crisi si stanno verificando in molti paesi del mondo (non ultimi gli USA), ridurre i senzatetto e la criminalità connesse alle droghe. Investire nella riduzione del danno può aiutare concretamente i governi che stanno affrontando queste crisi a risparmiare denaro. Ancora più importante, può aiutarli a salvare delle vite.

Alla Harm Reduction International lavoriamo con il supporto di una dinamica rete internazionale di difensori della riduzione del danno con l’obiettivo di sostenere uno spostamento verso politiche sulle droghe incentrate sulla salute pubblica e sui diritti umani, dimostrando che questo funziona. Ma i nuovi dati emersi questo autunno dicono che stiamo ultimando il tempo a disposizione.

Abbiamo bisogno che i governi nazionali siano abbastanza coraggiosi da rifiutare l’approccio della guerra alla droga e che – in alternativa – investano nella riduzione del danno. I leader della risposta globale all’HIV possono svolgere un ruolo chiave nel persuadere i paesi a fare questo salto di qualità. Il 1 ° dicembre, Giornata Mondiale di Lotta all’AIDS, chiediamo loro di riconoscere che non è possibile porre fine all’epidemia da HIV senza parlare di politiche sulle droghe e porre la riduzione del danno al centro del discorso.