La Relazione al Parlamento 2017

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La Relazione annuale 2017, documento ufficiale governativo redatto ai sensi dell’art. 131 del D.P.R. n. 309/90 dal Dpa (Dipartimento Politiche Antidroga) della Presidenza del Consiglio dei Ministri, presenta una serie di dati concernenti l’uso di sostanze illecite e lo stato delle tossicodipendenze accertate. Il fenomeno viene descritto attraverso la lettura tanto del mercato quanto delle varie dimensioni della domanda di sostanze stupefacenti, nonché delle risposte a livello nazionale in termini di prevenzione, cura e contrasto.

La Relazione 2017 è stata curata dal Dpa con il supporto tecnico dell’Istituto di Fisiologia clinica del CNR  e rispecchia le indicazioni dell’Osservatorio Europeo per le droghe e tossicodipendenze European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction (EMCDDA).

Questa, in sintesi, è la descrizione fornita dal Dpa in merito alla Relazione 2017, documento la cui pubblicazione ha subito un ritardo di oltre un mese e che non pare essere di buon auspicio perché – finalmente – si giunga a una Conferenza Nazionale sulle droghe, un evento dovuto per legge ogni 3 anni che invece manca da ben 8.  L’ultima, quella di Trieste, non dovrebbe neppure essere considerata tale, perché sono mancati i presupposti d’inclusione (ricordiamo la “diserzione” di Don Gallo, così come quella di tutta l’area antiprò e molte altre realtà del privato sociale impegnati nella costruzione della Contro-conferenza al Teatro Miela) ma soprattutto perché si “discutevano” i primi frutti avvelenati di una legge in seguito dichiarata incostituzionale. Forse dovremmo parlare di Palermo come ultima Conferenza anche se molti tra gli addetti ai lavori ricordano Genova, nel 2000 come ultimo confronto degno di questo nome. Comunque la si veda sono tanti –  addirittura troppi – gli anni in cui in Italia non si discute seriamente dell’uso di sostanze sia esso problematico sia frutto di una scelta consapevole. Quest’ultimo, un terreno ostico e negato, sia con prese di posizione unilaterali (a partire dalla decisione di eludere la discussione istituzionale?) sia con l’attuazione strumentale di leggi repressive che calpestano i diritti più elementari.

Nella Relazione 2017, si incontra per la prima e unica volta il termine riduzione del danno nella V parte relativa al “Quadro giuridico”, con riferimento all’inserimento nei Lea della “nuova” prestazione sociosanitaria, domiciliare e territoriale, che il Sistema Sanitario Nazionale deve garantire a chi è affetto da dipendenza patologica.Una Relazione molto diversa da quella del 2016 dove esisteva un capitolo dedicato alla riduzione del danno e uno studio del Cnca sulla sua diffusione in Italia.

Nella Relazione Europea sulle droghe 2017, versione inglese, il termine “harm reduction” appare 3 volte, conteggio che scende a 1 nella versione tradotta in italiano. Nel Country Drug Report 2017 per l’Italia – disponibile solo in versione inglese – il termine “harm reduction” appare più volte (11-12 circa) ed esiste un apposito capitolo sulla materia corredato dall’analisi comparativa con gli altri paesi europei.

Se, come dichiarato, la Relazione 2017 si allinea con le indicazioni fornite dall’Emcdda, dobbiamo sperare che citare la riduzione del danno una sola volta riguardo alle novità normative voglia essere un preludio in attesa che la materia – in quanto Lea – possa essere presentata a dovere dopo una completa implementazione  sull’intero territorio nazionale; inoltre, ci si aspetterebbe un Dpa attento a garantire tale “nuova” prestazione, come diritto. In caso contrario dovremmo pensare a un Dpa poco attento a politiche e pratiche la cui validità è ormai riconosciuta a livello mondiale (vedi il World Drug Report 2017) ed europeo.

Certi che il Dipartimento stia attendendo l’implementazione della normativa, si vuole comunque ricordare come la riduzione del danno e la limitazione dei rischi, pratiche differenti della medesima politica, non riguardano solo e tanto le persone che hanno una dipendenza ma in generale sono rivolte alla tutela di chiunque per qualsiasi motivo possa far uso di droga; certamente a partire da chi sperimenta problematiche derivanti dall’uso, ma utili anche a prevenire rischi e danni futuri nelle persone che non ne fanno un uso abituale o comunque non hanno sviluppato una dipendenza.

Fare riduzione del danno significa partire dalla persona con l’obiettivo di accrescerne il benessere e tutelarne i diritti, con un attento sguardo alla comunità e agli interessi collettivi, evitando l’attuazione di fallimentari politiche repressive. Tardare il dibattito su un tema che riguarda tutti, partendo da una valutazione allargata agli attori principali, persone che usano sostanze in primis, lede i diritti e il benessere dell’intera società.

Andrea Fallarini – SC member EuroNPUD (for Italy)