Al varo il nuovo Piano Nazionale Aids

Scarica il Piano Nazionale Aids 2017-2019

Tra gli attori del Nuovo Piano Nazionale Aids, molti nomi conosciuti, membri di Itardd e della Rete Senza la C, Maria Stagnitta, Ada Moznich e Massimo Oldrini, continuando poi con Filippo von Schloesser, Simone Marcotullio e Giulio Maria Corbelli, che ringraziamo e ammiriamo per l’impegno di esperti e attivisti e cui auguriamo di continuare l’ottimo lavoro intrapreso.

Gli obiettivi della legge 135/90, sulla definizione e realizzazione della rete d’interventi e la formazione specifica sono stati – in buona parte – rispettati. A distanza di oltre 25 anni, tuttavia, la situazione presenta profonde variazioni non solo in termini epidemiologici, ma anche per quanto attiene alla realtà socio-assistenziale. Rimangono ancora irrisolte diverse questioni, come il persistere della diffusione dell’infezione dimostrato dal fatto che negli ultimi anni il numero di nuove infezioni è rimasto stabile. Su questa base, il Piano Nazionale AIDS 2017-2019 si propone di tracciare il miglior percorso possibile per conseguire gli obiettivi prioritari indicati dalle agenzie internazionali quali ECDC, UNAIDS e OMS, rendendoli praticabili nella nostra nazione.

Il Ministero della Salute ha inviato alla Conferenza Stato-Regioni il nuovo piano nazionale per il contrasto dell’Aids, che riporta all’attenzione la questione del sommerso, cioè di quelle persone che non sanno, di essere sieropositive e rappresentano un rischio per il controllo della diffusione della malattia. A ciò va aggiunto quello che associazioni come Lila sta dicendo da qualche tempo e cioè che accanto al sommerso, esiste un alto numero di diagnosi tardive che va ad aumentare complessità e rischi connessi con la malattia. Nonostante il numero delle infezioni è rimasto pressoché stabile, c’è necessità di fare “nuovamente” informazione, soprattutto ai giovani: l’Aids non è una malattia scomparsa e la prevenzione ne attenuerebbe i costi umani ed economici. Preoccupante il dato secondo cui il 15% delle PLWHA (People Living With Hiv/Aids, persone che vivono con Hiv/Aids; sono circa 120.000 in Italia) non ha iniziato o continuato la terapia antiretrovirale. Alcune indagini descrivono una popolazione che ha una conoscenza del virus Hiv in termini essenziali, ma che contemporaneamente ha scarse informazioni in molti ambiti specifici, in particolare in quello preventivo. Inoltre, risulta scarso il ricorso al Test HIV in Italia.

 Nove sono gli obiettivi prioritari degli interventi previsti nel Piano sono:

  • Delineare e realizzare progetti finalizzati alla definizione di modelli di intervento per ridurre il numero delle nuove infezioni.
  • Facilitare l’accesso al test e l’emersione del sommerso
  • Garantire a tutti l’accesso alle cure
  • Favorire il mantenimento in cura dei pazienti diagnosticati e in trattamento
  • Migliorare lo stato di salute e di benessere delle PLWHA
  • Coordinare i piani di intervento sul territorio nazionale
  • Tutelare i diritti sociali e lavorativi delle PLWHA
  • Promuovere la lotta allo stigma
  • Promuovere l’Empowerment e coinvolgimento attivo delle popolazioni chiave

A integrazione ed estensione di quanto già definito dalla “prevention-cascade” di UNAIDS, il Piano prevede per ogni obiettivo definito i risultati da raggiungere e gli indicatori di risultato e di percorso.

In particolare, nel triennio il Piano si propone di conseguire i seguenti 7 obiettivi:

  • L’incremento della percentuale dei casi diagnosticati e mantenuti in cura fino al raggiungimento del 90% delle PLWHA che si stimano viventi in Italia
  • L’attivazione di un percorso diagnostico terapeutico definito in almeno l’80% dei Centri clinici deputati all’assistenza delle PLWHA
  • Il mantenimento di livelli di viremia <50 copie/mL in più del 90% dei pazienti trattati (<5% di fallimenti virologici/anno)
  • La riduzione a meno del 5% all’anno della perdita di contatto da parte dei Centri clinici con i pazienti seguiti dai centri
  • La riduzione del 50% dei casi di diagnosi tardiva di infezione (AIDS presenter, conte di CD4 ≤200/μL)
  • La riduzione del 25% dei casi che si presentano con CD4 > 200 <350/μ𝐿
  • L’allineamento con action plan dell’OMS/EU

Componenti del gruppo di lavoro ed esperti

CTS (Comitato Tecnico Sanitario sezione M del Ministero Salute): Ranieri Guerra, Massimo Galli, Francesco Maraglino, Anna Caraglia, Francesco Menichetti, Giustino Parruti, Maria Stagnitta, Massimo Farinella.

Società scientifiche: Antonio Chirianni, Adriano Lazzarin, Massimo Andreoni, Maria Carla Re, Giudo Antonelli, Giuseppe Ippolito

Esperti: Andrea Antinori, Giovanni Rezza.

Gruppo di supporto:

CTS: Ada Moznich, Anna Maria Colombani, Antonio Boschini, Barbara Cortellesi, Barbara La Russa, Bruno Marchini, Fabio Patruno, Filippo von Schloesser, Gianpaolo Rossi, Giovanni Gaiera, Laura Rancilio, Marco Malfatto, Margherita Errico, Maria Di Benedetto, Massimo Oldrini, Michele Breveglieri, Ottavia Voza, Roberto Raggi, Tommaso Pilato.

ISS: Anna Maria Luzi, Barbara Suligoi, Matteo Schwarz.

Esperti esterni: Antonella D’Arminio Monforte, Carlo Giaquinto, Cristina Mussini, Del Bene, Enrico Girardi, Francesca Manfredi, Francesco Castelli, Giulio Maria Corbelli, Lella Cosmaro, Pia Covre, Vincenzo Puro, Sergio Babudieri, Simone Marcotullio, Tullio Prestileo