Un’analisi del consumo e dello spaccio minorile (Dati della Relazione al Parlamento 2016)

Download della ricerca su consumo e spaccio minorile in Italia

Scorrendo la Relazione annuale  al  Parlamento  2016 sullo  stato  delle  tossicodipendenze  in  Italia curata dal DPA (Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio), si evince di come i dati sui minori coinvolti nel mercato delle droghe, pur con le dovute correzioni rispetto a quelli forniti, siano comunque disponibili e la loro analisi mette in luce l’impatto drammatico delle leggi in vigore e delle politiche incompetenti messe in atto in Italia.

Un esempio clamoroso di incompetenza e di spreco di denaro pubblico sono gli interventi “di prevenzione” grossolani e disinformati, che i dati analizzati dimostrano essere stati totalmente inefficaci e addirittura deleteri.

Anche gli interventi di “law enforcement” colpiscono annualmente solo una percentuale assai bassa (5%-10%) dell’offerta di sostanze, come mostrato dall’indicatore di efficacia delle azioni di polizia (introdotto nel libro “Proibizionismo, criminalità, corruzione”, di M.Antonietta Farina Coscioni e Carla Rossi, Giovanni Maria Flick Editore – 2016). Quegli interventi si dimostrano inefficaci a ridurre l’offerta e, di conseguenza, la domanda di sostanze illegali, come dimostrano i prezzi non in aumento delle sostanze al dettaglio (dati DCSA).

Dalle analisi dei dati si verifica anche che è assolutamente carente la volontà e l’interesse per il reperimento e la diffusione di dati veramente informativi sulle conseguenze delle leggi e delle politiche, da raccogliere con adeguate progettazioni di data set amministrativi e con indagini ben mirate alla conoscenza del fenomeno nei suoi aspetti più critici e socialmente costosi.

Per esempio, l’importante progetto ESPAD è in grado di indagare su una categoria di minori meno coinvolta nell’uso di sostanze, ovvero quelli che frequentano la scuola superiore, ma non su quelli che invece, anche per le conseguenze dell’uso di droghe, hanno abbandonato la scuola. Ma questi ultimi soggetti compaiono come utilizzatori nei dati amministrativi delle segnalazioni per art.75 e come spacciatori nei dati amministrativi di provenienza dalla DCSA, dal Ministero della Salute e dal Ministero della Giustizia.

Sarebbe utile, anzi necessaria, l’analisi periodica delle varie “sotto-popolazioni” più colpite dall’uso di sostanze, come è stato fatto nel progetto europeo citato, che è descritta in Ricci e Rossi (2013). Lì sono mostrati e analizzati i dati raccolti tra i consumatori residenti in Comunità o accolti nei Servizi a bassa soglia, da cui si ricavano gli andamenti delle abitudini degli utilizzatori “problematici” di sostanze (Mammone et al., 2013) e anche il loro livello di studi (Ricci e Rossi, 2013). Si tratta di una categoria rilevante di utilizzatori, tanto che a livello europeo è stabilito da oltre 15 anni di considerarli in un “indicatore” (HRDU), che ogni Stato deve valutare e fornire all’Osservatorio europeo. Da tali dati e dalle analisi conseguenti derivano i suggerimenti per gli interventi operativi e per le modifiche della legge, che possano prevedibilmente limitarne i danni e potenziarne invece le conseguenze positive.

Per quanto riguarda i dati amministrativi, relativi sia ai consumatori sia agli spacciatori, l’informazione fondamentale che manca nei data set, eccetto quello del Ministero della Salute, è quella relativa alla o alle diverse sostanze coinvolte nell’operazione censita (intervento di polizia, condanna penale, ecc,). Questa grave lacuna è tipicamente italiana, mentre in quasi tutti gli altri paesi questa fondamentale informazione è ricavabile dai data set amministrativi e permette di seguire le evoluzioni dei diversi mercati illegali.