Ancora sui Lea

Fonte: Repubblica.it

Come è avvenuto per la legge sulla responsabilità professionale dei medici approvata dal Senato, anche sui nuovi Lea si sprecano gli elogi e gli evviva, soprattutto da parte del PD: passo storico, decisione storica, svolta storica…

Certo dopo 15 anni di stallo – solo Prodi tentò di cambiarli nel 2008 con un decreto poi finito nel nulla – il fatto che ci siano nuovi Livelli essenziali di assistenza è di per sé un miglioramento. Anche perché introducono una serie di prestazioni che finora erano escluse, come spiegano bene l’articolo di Michele Bocci e la scheda. L’aspetto positivo è diciamo anche culturale, perché questi Lea tengono presenti i cambiamenti, le necessità, le domande del mondo della salute. Introdurre qualche anno fa l’eterologa non era possibile perché era vietata.

Tuttavia le nozze con i fichi secchi di solito non si fanno. E l’assistenza ai pazienti non può essere mai garantita a tutto campo e a tutti se il Fondo sanitario nazionale è insufficiente. Perché il passaggio da 112 a 113 miliardi verrà quasi totalmente assorbito dai nuovi “servizi” ai pazienti. E il resto? Rimane al palo.

Aumentano le prestazioni? Si, è vero. Ma al tempo stesso aumentano i ticket a carico dei pazienti: 18,1 milioni di euro in più per le stesse prestazioni, come rileva Cittadinanzattiva, che sottolinea anche la “riduzione del numero di visite ed esami in esenzione per alcune patologie croniche, come l’ipertensione…e ancora si cancellano dai Lea dispositivi erogati finora, come plantari e calzature ortopediche, perché si prescrivono troppo e non perché siano inutili”.

Più volte nei mesi passati erano stati messi in rilievo il taglio di alcune prestazioni e la scarsità di fondi: osservazioni e critiche neppure prese in considerazione. E adesso è forte l’impressione che siano state tolte proprio le domande di assistenza più richieste e quindi più costose.

Un altro giudizio severo viene da parte della Cgil-Sanità che pur definendo importante il provvedimento, lo giudica “velleitario” perché per garantire i diritti dei cittadini e assicurarli in modo uniforme nel Paese “servono risorse adeguate”. Invece manca una copertura finanziaria effettiva e i costi dichiarati “non sono affatto certi”, sostiene la segreteria confederale Rossana Dettori. D’altra parte il ragionamento critico è conseguente, visto che i nuovi Lea hanno dei costi aggiuntivi che pesano sul finanziamento esistente di per sé già scarso. E se dai gratis i nuovi vaccini, qualcos’altro devi eliminarlo.

Una considerazione di fondo pesa, a mio parere, più di qualsiasi specifico limite rilevato. Perché se è vero che siamo in presenza di un progressivo abbassamento della qualità e di una frantumazione territoriale del Servizio sanitario nazionale, come si può pensare di garantire livelli assistenziali innovativi senza risorse adeguate? Il caso di Nola con i malati curati per terra da un personale sanitario serio e responsabile, non viene risolto dai Lea, perché inserire altre prestazioni – seppure ineludibili ormai – senza tutelare i diritti di tutti i cittadini, non porta in avanti la qualità dell’assistenza. Anzi.

In ogni caso ora i Lea sono decreto legge e vedremo in tempi rapidi cosa succederà. Le organizzazioni citate sicuramente monitoreranno i cambiamenti, le positività, le negatività. Come farà anche il ministero della Salute (ci sarà una specifica Commissione). Dobbiamo augurarci che un bilancio venga fatto prima possibile. Nel frattempo i testimoni dei nuovi Lea saranno i cittadini, sicuramente in grado di giudicare se si tratta davvero di un matrimonio con i fichi secchi oppure di nozze con tante gustose portate.


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