#10 by 20

IHRA 509x137

 

HD1 300x100Perché abbiamo bisogno di un’azione?
La riduzione del danno è un approccio alle politiche sulle droghe pratico, basato sulle migliori evidenze e conveniente (minori costi, massimi profitti) che si prefigge di mantenere sane e al sicuro le persone che fanno uso di droghe, le loro famiglie e le comunità cui appartengono. La riduzione del danno salva vite umane e funziona! Eppure, sono ancora molti i paesi che non forniscono servizi di riduzione del danno e il finanziamento globale per la rdd ammonta a soli 160 milioni di dollari – solo il 7% di ciò che sarebbe necessario. Al contrario, ogni anno i governi spendono oltre 100 miliardi di dollari per scatenare una guerra inefficace in materia di droga.

5reasons 1.1Perché adesso?
Il 2016 è un anno di svolta per la riforma delle politiche sulle droghe, la promozione della salute e dei diritti umani per le persone che fanno uso di droghe. Avrà luogo la prima Sessione Speciale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite  (UNGASS) sulle droghe in 20 anni. All’ultimo UNGASS nel 1998, i leader mondiali si sono impegnati per “un mondo libero dalla droga”. Diciassette anni dopo gli obiettivi di questo tipo hanno spinto a una guerra internazionale contro la droga, alimentato violazioni dei diritti umani ed epidemie di HIV e HCV. La prossima UNGASS ci dà l’opportunità di chiamare i governi a lottare per la riduzione del danno, la salute e i diritti umani dei propri cittadini, invece di punirli.

10 by 20 logoCosa stiamo chiediamo?
Chiediamo ai governi:

  • Di reindirizzare il 10 per cento delle risorse che attualmente spendono per le inefficaci risposte punitive  alle droghe, alla riduzione del danno.
  • Di raggiungere questo obiettivo investendo in salute, sviluppo sostenibile e tutela dei diritti umani entro il 2020.

Che cosa possiamo ottenere con tale azione?

Con un finanziamento pari a soli 10 centesimi per ogni dollaro speso si potrebbe:

  • Coprire il doppio del costo annuale globale per la prevenzione della diffusione dei virus dell’HIV e dell’epatite C,  necessaria per le persone che si iniettano droghe.
  • Acquistare abbastanza naloxone per salvare migliaia di vite ogni anno dalle overdose da oppiacei.
  • Assicurare di essere in grado di rispondere alle nuove sfide dando consulenza, assistenza sanitaria ed efficaci misure di emergenza.
  • Rafforzare le reti di persone che fanno uso di droghe per fornire servizi tra pari e  campagne per i loro diritti.

Cosa succederà se non agiamo ora?
Se l’adozione di politiche di riduzione del danno in paesi nuovi continua al ritmo attuale, giungeremo al 2026 prima che tutti i paesi in difficoltà siano dotati anche solo di uno o due programmi operativi di riduzione del danno (come la terapia sostitutiva con oppiacei e i programmi di scambio-siringhe) oppure abbiano approvato la riduzione del danno nell’ambito delle proprie politiche nazionali. Nel frattempo perderemo migliaia se non milioni di vite.