#10 by 20

IHRA 509x137

 

HD1 300x100Perché abbiamo bisogno di un’azione?
La riduzione del danno
è un approccio basato sulle evidenze ed economicamente vantaggioso (minori costi, massimi profitti) alle prassi e alle politiche sulle droghe, che si prefigge di mantenere al sicuro e in salute le persone che fanno uso di droghe, le loro famiglie e le comunità cui appartengono.

La riduzione del danno salva vite umane e funziona!

Eppure a tutto oggi molti paesi non forniscono servizi di riduzione del danno. Secondo l’UNAIDS, tra il 2010 e il 2014 solo il 3,3% dei fondi per la prevenzione delle infezioni da HIV è servito al finanziamento di programmi diretti a persone che si iniettano droghe.

5reasons 1.1Perché adesso?
I dati raccolti da Harm Reduction International mostrano che dal 2014 nessun nuovo paese ha dato il via a programmi di distribuzione e scambio di aghi e siringhe (NSP) e solamente tre hanno introdotto la terapia di sostituzione degli oppioidi (OST).

Dei 158 paesi in cui è stato segnalato il consumo di droghe per via iniettiva, oltre la metà (78) non offre terapie sostitutive con oppiacei e più di un terzo (68) non forniscono ancora programmi di distribuzione e scambio di aghi e siringhe.

L’obiettivo delle Nazioni Unite di dimezzare entro il 2015  la trasmissione delle infezioni da HIV tra le persone che usano droghe per via iniettiva è stato mancato di oltre l’80%.

10 by 20 logoCosa chiediamo?
Ai governi c
hiediamo:

  • Di reindirizzare alla riduzione del danno il 10% delle risorse che attualmente spendono per inefficaci risposte punitive  in materia di droghe.
  • Di raggiungere questo obiettivo investendo in salute, sviluppo sostenibile e tutela dei diritti umani entro il 2020.

 

Cosa possiamo fare se venissero accettate queste richieste?

Con questo piccolo reindirizzamento di risorse si potrebbero raggiungere enormi risultati.

  • Porre fine alla diffusione dell’AIDS tra le persone che fanno uso di droghe per via iniettiva entro il 2030.
  • Coprire il necessario per la prevenzione dell’epatite C tra le persone che fanno uso di droghe per via iniettiva. Globalmente. Due volte.
  • Acquistare abbastanza naloxone tanto da salvare migliaia e migliaia di vite l’anno dalle overdose da oppiacei.
  • Assicurare di essere in grado di rispondere alle nuove sfide fornendo consulenza, assistenza sanitaria e misure di emergenza efficaci.
  • Rafforzare le reti di persone che fanno uso di droghe per fornire servizi tra pari e realizzare campagne per la tutela dei loro diritti.

Cosa succederà se non agiamo ora?
Se l’adozione di politiche di riduzione del danno in nuovi paesi continua al ritmo attuale, giungeremo al 2026 prima che tutti i paesi che ne hanno bisogno si siano dotati anche solo di una o due tra le pratiche di riduzione del danno (come la terapia sostitutiva con oppiacei e i programmi di scambio-siringhe).

Nel frattempo perderemo migliaia se non milioni di vite.